Successione legittima

La successione legittima opera in assenza totale o parziale di testamento e non solo. Da distinguere invece la legittima successione da quella "necessaria".

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successione legittima

La successione legittima trova il suo fondamento direttamente nella legge e dunque il suo presupposto è proprio l’assenza di un testamento.

Occorre tuttavia far presente che si applica la disciplina della successione legittima, non solo in assenza totale di quella testamentaria, ma anche in parziale mancanza.

La successione legittima avviene in assenza totale o parziale di testamento

Per meglio chiarire il concetto della legittima successione (o successione per legge) anche in assenza solo parziale di un testamento facciamo un esempio. Se il testamento del nostro caro futuro defunto dispone solo di alcuni beni, non è esclusa l’operatività della successione legittima e, dunque, sarà necessario ricorrere alle disposizioni di legge per individuare l’erede o gli eredi a cui sarà devoluto il residuo patrimonio.

Altri casi in cui opera la successione ereditaria legittima

Altri casi di operatività della successione legittima si verificano in presenza di un testamento inesistente, nullo, annullato, revocato, inefficace per essere mancata la condizione sospensiva o per essersi avverata quella risolutiva, risolto per inadempimento dell’onere ex art. 648, comma 2 del codice civile; in presenza di un testamento contenente disposizioni a titolo universale tali da non esaurire l’intero asse; in presenza di un testamento contenente o solo disposizioni a titolo particolare; in caso di mancata accettazione dell’eredità senza che operino né la sostituzione, né la rappresentazione, né l’accrescimento; in caso di indegnità a succedere dell’erede; in caso di non nascita del nascituro istituito.

L’art 565 codice civile regola la legittima eredità

L’art. 565 del codice civile prevede che “nella successione legittima l’eredità si devolve al coniuge, ai discendenti agli ascendenti, ai collaterali, agli altri parenti e allo Stato, nell’ordine e secondo le regole stabilite nel presente titolo”. La citata disposizione apre il Titolo del Codice dedicato alla successione legittima, alla base della quale sta l’appartenenza di colui che succede al gruppo familiare, la cui rilevanza sociale è in tal modo riconosciuta dalla legge.

Il titolo della successione legittima (ossia la condizione di coniuge o di parente del defunto) deve essere provata da parte di colui che invochi il proprio diritto alla successione tramite gli atti dello stato civile. Tuttavia, ove essi manchino o siano andati distrutti o smarriti ovvero, ancora, omettano la registrazione di un atto, la prova dei fatti oggetto di registrazione – quali la nascita, la morte o il matrimonio – può essere data con qualsiasi mezzo, ai sensi dell’art. 452 c.c. A tale fine non è sufficiente la denuncia di successione.

Regole successione legittima: ecco le principali

Dalla successione legittima sono esclusi gli affini (L’affinità è il vincolo che unisce un coniuge ed i parenti dell’altro coniuge).

Al padre e alla madre succedono solo i figli.

In presenza di coniuge e figli, tutti costoro concorrono all’eredità, con quote diverse secondo il numero dei figli. Solo a chi muore senza lasciare figli possono succedere i genitori, gli ascendenti, i fratelli o le sorelle, ovvero tutti costoro insieme, sempre peraltro in concorso con il coniuge, ove vi sia. In mancanza di figli, di ascendenti, di fratelli o sorelle, tutta l’eredità è destinata al coniuge.

Se il soggetto è deceduto senza lasciare figli, né genitori, né ascendenti né fratelli o sorelle o loro discendenti, l’eredità è devoluta agli altri parenti (ma non oltre il sesto grado di parentela).

Solo nel caso in cui manchino tutti tali soggetti, l’eredità è devoluta allo Stato.

Il coniuge separato, a cui non sia stata addebitata la separazione, ha gli stessi diritti successori del coniuge non separato. Il coniuge divorziato perde il diritto di succedere.

Si deve considerare in particolare che, in presenza di figli, la successione degli ascendenti è esclusa, mentre il coniuge concorre sia in presenza di figli che in presenza di ascendenti.

I fratelli, che non sono eredi legittimari, concorrono nell’eredità – in assenza di testamento – solo se non vi è prole del defunto e la loro quota è determinata a seconda della presenza o meno degli ascendenti o del coniuge.

Le differenze tra successione legittima e successione necessaria

C’è un’altra distinzione da fare su questo tema: mentre la successione legittima opera in assenza di testamento, la successione chiamata “necessaria” opera quando si apre la successione testamentaria e il testatore ha leso le ragioni dei soggetti legittimari attraverso disposizioni testamentarie ovvero quando si apre la successione legittima e il defunto ha leso le ragioni dei legittimari con precedenti donazioni in vita.

Ciò che infatti differenzia le predette tipologie è il modo in cui viene ad essere calcolato l’asse ereditario del defunto: nella successione legittima si ha per oggetto solo il relictum ovvero ciò che è presente nel patrimonio del defunto al momento della sua morte, mentre nella successione necessaria i diritti successori dei legittimari vengono calcolati non solo con riguardo alle disposizioni del defunto, ma anche a ciò che il medesimo ha donato in vita.

Il calcolo delle donazioni in vita

Nella successione necessaria dei legittimari appare una più incisiva tutela del nucleo familiare ristretto, ossia ascendenti, coniugi e figli, tutelati anche con riferimento alle donazioni che in vita il defunto può aver effettuato con conseguente (ed eventuale) lesione volontaria dei diritti dei legittimari.

In caso di gradi di parentela meno prossimi, l’ordinamento tutela maggiormente la volontà del defunto rispetto a gli interessi degli eredi legittimi (fratelli e parenti in altri gradi) e così chi si trova ad essere libero da vincoli matrimoniali, senza prole e genitori, può sicuramente disporre del proprio patrimonio a favore di chiunque, senza il timore che soggetti terzi non legittimari possano ritenere lese le loro quote di eredità.

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